Originario di Barletta, De Nittis si trasferisce a Parigi dove diventa il cantore della Belle Epoque.
Biografia
Giuseppe De Nittis nasce a Barletta il 25 febbraio del 1846
Il padre, Michele ricco proprietario terriero, sposa la cugina Teresa Barracchia.
Dopo l’arresto del padre per motivi politici, De Nittis e i suoi fratelli sono affidati al nonno Vincenzo, architetto delle Saline Di Barletta.
Nel 1846 muore la madre; nel 1856 il padre si suicida.
Nel 861 De Nittis vincendo le ostilità familiari, si iscrive all’Istituto di Belle Arti, ma tre anni dopo, nel 1864, viene espulso dallo stesso.
E’ in quel periodo che conosce Adriano Cecioni, un esponente del gruppo dei Machiaioli Toscani e fonda con lui, con Marco De Gregorio e Federico Rossano la Scuola di Resina, dal nome della località dove i tre si esercitano a dipingere en plain air.
Dal 1867, dopo una sosta a Roma, è a Parigi dove, introdotto dal pittore Édouard Brandon, visita lo studio di Meissonier e conosce il mercante Adolphe Goupil, che apprezza le sue opere.
Parigi…
Stabilitosi definitamente a Parigi, sposa Léontine Lucille Gruville, donna molto presente nella vita del pittore, che teneva nella loro casa parigina un Salotto letterario a cui partecipano artisti e letterati.

In questa splendida tela, Léontine è ritratta sullo sfondo d’ un
paravento orientale decorato da rami fioriti. La posa da mennequin
si abbina alla ricercatezza dell’abbigliamento e degli accessori da passeggio,
mentre la seta dorata del paravento produce una vibrazione luminosa che
incornicia ed evidenzia contro il fondo la silhouette scura della donna.
Nel 1870 ospita Cecioni, arrivato a Parigi con la famiglia e i due si incontrano con Diego Martelli.
De Nittis, perfettamente ambientatosi a Parigi, stringe amicizia con Manet che gli regala un dipinto, In giardino e ne riceve uno in cambio di De Nittis.
Sono anni particolari per la Francia: nel 1870 scoppia il conflitto con la Prussia e, dopo aver acquistato il villino in Avenue de l’Imperatrice, lascia la Francia e ritorna a Napoli e a Barletta.
Nel 1871 rientra a Parigi e firma, come tutti gli italiani a Parigi di quegli anni fra cui Boldini e, più avanti, Corcos, un contratto molto vincolante con Goupil.
Torna spesso in Italia, si trasferisce a Portici e da qui si sposta ogni giorno per dipingere en plain air sulle pendici del Vesuvio.


De Nittis alla Prima Mostra degli Impressionisti
Nel 1874 aderisce, su invito di Degas alla prima mostra degli Impressionisti, pur continuando ad esporre anche al Salon.
A quello stesso anno risale il suo viaggio a Londra, dove inizia a dipingere le prime vedute londinese e rompe definitivamente il contratto con Goupil.
A Londra, nel 1875, frequenta James Tissot e lavora per molte gallerie private, conquistando una clientela internazionale.
Nel 1878 i coniugi De Nittis incontrano Edmond De Goncourt con cui inizia una solida e proficua amicizia.
De Nittis è ormai entrato pienamente nel giro della Parigi che conta, la clientela non gli manca, tanto che nel 1880 compra una nuova villa in rue Viète, nell’elegante quartiere Monceau.
Qui continuano i ricevimenti del sabato sera, frequentati da illustri intellettuali quali i Goncourt, zola, Oscar Wilde, Dumas, Degas, Caillebotte…tutti attratti dal buon cibo, cucinato dallo stesso De Nittis, il tutto accompagnato da un’atmosfera informale e da una buona musica.
Muore, all’improvviso, nel 1884 a Saint-Germaine-en-Laye il 21 agosto per commozione cerebrale e polmonite, lasciando la moglie e il giovane figlio Jacques.
De Nittis e gli italiani a Parigi
De Nittis, Zandomeneghi Boldini: gli italiani a Parigi.
Gli italiani che rimangono impressi nell’immaginario collettivo perché hanno rappresentato la Parigi all’epoca degli Impressionisti ma, soprattutto, la Parigi della Belle Époque.
Perché, alla fin fine, i temi sono questi: Parigi, le sue strade, le sue piazze, il Bois De Boulogne, le corse all’Ippodromo, ma ognuno di loro ha uno stile suo proprio.
Dei tre, lo sappiamo, Boldini si stacca come una meteora grazie al successo che gli deriva dall’essere ritrattista delle donne del Bel mondo parigino e internazionale, dove attrici e cantanti famose fanno a gara per avere un suo ritratto.
Di tutt’altra tempra De Nittis, certamente più pacato ma altrettanto grande.
Non è un caso, forse, che fra Boldini e De Nittis, non corresse buon sangue, a causa di due caratteri incompatibili, come lo stesso De Nittis confidava a Signorini nel 1873 che definiva il collega un uomo intrattabile
Peppino e Titine: l’artista si presenta
Abile interprete del pastello, sono memorabili i suoi ritratti eseguiti con questa tecnica, De Nittis si presenta al grande pubblico nel suo Autoritratto, eseguito fra il 1883-1884: in piedi, la giacca tirata sul ventre leggermente prominente, le braccia incrociate dietro la schiena, inarca la sua figura spingendola con le punte dei piedi a ridosso del caminetto.

L’artista si rappresenta all’interno del salotto del sontuoso villino di Rue de Viète dove il pittore, dal 1880, si è trasferito con la sua famiglia.
In basso, per un effetto di sfocatura in primo piano, consueto nelle opere di De Nittis, il segno, fitto, si frange, si alleggerisce, diventando quasi scenografico.
In un’opera altamente suggestiva, il pittore ritrae la moglie Leontine, in una Gionata d’Inverno: un ritratto intenso, in cui l’artista mette in evidenza tutta l’abilità nell’usare il pastello in un ductus pittorico assolutamente unico: la plus extraordinaire symphonie de la blancheur, così definisce all’epoca l’opera De Goncourt.

De Nittis riesce a cogliere il contrasto fra l’ambientazione nel salotto lussuoso del villino, in armonia col paesaggio innevato, e la tazza di porcellana blu sul vassoio di lacca in primo piano, elementi che raccontano la passione per l’arte orientale, portata avanti dall’artista.
Il segno è rapido e sicuro, la luce si insinua nelle pieghe dell’abito di Lèontine, in una gradazione straordinaria di bianchi: il bianco dal timbro beige dell’abito, la pelle rosa perlacea del volto, con tocchi di bianco che rialzano i punti luce, fino al bianco candido della neve che scende copiosa al di là della grande vetrata.
E noi, osservando il dipinto, percepiamo il calore di un caminetto acceso che, lo sappiamo, sta diffondendo il calore su tutta la stanza.
La Parigi di De Nittis
E’ una Parigi elegante, quella di De Nittis.
Una Parigi dove si cammina lungo i grandi Boulevards, come vediamo in Avenue du Bois De Boulogne tre donne passeggiare amabilmente strette negli abiti eleganti che andavano di moda all’epoca.

Le belle parigine, che camminano a piccoli passi perché le gambe sono fasciate, strette in abiti confezionati con metri e metri di tessuto, Les femmes ligotèes, che fanno dell’eleganza il cardine della loro quotidianità.
Cagnolini o cani di grossa taglia, come ne La signora col Cane (Il ritorno dalle corse), accompagnano les femmes di De Nittis, piccolo vezzo che il pittore riporta spesso nei suoi dipinti.
Donne eleganti, emancipate che si ritrovano all’ippodromo per seguire le corse dei cavalli e che, come in Alle corse di Auteuil – sulla seggiola, si mettono anche in piedi sopra la sedia per seguire meglio la gara.



Le Pattinatrici
Ma dove, secondo me, De Nittis si distingue è nella serie delle Pattinatrici: Sulla neve eseguito nel 1875 inaugura tutta una serie di dipinti che hanno come tema la neve.
L’artista, nel crearla, prende spunto da una copiosa nevicata che imbianca Parigi nell’inverno 1874-1875.
Paris est sous la neige – annota l’artista; è tutta bianca di neve. Una bianca coltre ricopre per tutta la lunghezza del viale i rami spogli, le poche foglie ancora attaccate e le grate dei cancelli […]
Il bosco riluce sotto il cielo pallido e attorno a noi il silenzio profondo…
Ma questo silenzio è rotto dal rumore dei pattini sul ghiaccio: osservate la delicatezza di quel piedino che spunta da sotto la gonna in Lèontine che pattina o nella Lezione di pattinaggio… Il tutto orchestrato con una sinfonia di grigio nella resa atmosferica di un cielo carico di neve in cui sembra proprio debba ricominciare a nevicare da un momento all’altro.



Londra
La poesia di De Nittis continua anche nella resa delle strade di Londra, una Londra avvolta da una coltre di nebbia che a malapena ci fa scorgere le sagome delle torri di Westminster in uno splendido tramonto di una fredda giornata invernale.

Troppo presto.
Troppo presto l’artista se ne è andato.
All’improvviso, il 21 agosto del 1884 una commozione cerebrale e polmonare lo porta via all’età di trentotto anni.
E quella sedia scostata, vuota, della Colazione in giardino in cui Lèontine e il figlio Jacques, intenti a fare colazione all’ombra del grande albero che a malapena lascia filtrare i raggi del sole dalle fronde degli alberi, sono raffigurati in tutta la loro spensieratezza, diventa un presagio difficile da accettare.

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