Fra il pittore Giovanni Boldini e Alaide Banti, figlia del pittore Cristiano Banti, nasce un sentimento d’amore testimoniato anche dai ritratti che l’artista Le dedica.
Boldini e Alaide Banti: uno speciale rapporto di amicizia
Il giovane, ambizioso, pittore ferrarese Giovanni Boldini nel 1864 dalla natia Ferrara si reca a Firenze per un periodo di studio: porta con sé un prestito 400 lire garantitogli dal fratello Luigi.
A Firenze incontra il pittore Michele Gordigiani che lo introduce nell’ambiente artistico del Caffè Michelangelo dove, già dal 1848 circa, un gruppo di pittori si riunisce con l’intento di rinnovare l’arte, staccandosi dalle regole precostituite dell’Accademia.
Il risultato di questi incontri è la nascita del gruppo dei Macchiaioli Toscani ai quali Boldini si lega durante il periodo fiorentino prima di approdare, nel 1872 a Parigi.
Boldini sempre in cerca di mecenati grazie ai quali far crescere e conoscere la sua arte si lega, nel periodo fiorentino, in modo particolare a Cristiano Banti, anch’esso pittore e anch’esso legato al gruppo dei Macchiaioli.

Banti diventa in poco tempo, grazie ad importanti risorse economiche, il principale committente di Boldini: lo introduce nella sua famiglia (Banti era sposato dal 1854 con Leopolda Redi che dà al marito ben otto figli) dove il giovane pittore conosce la primogenita Alaide Banti, che viene ritratta da Boldini in più occasioni e non solo …
Alaide giovinetta
Alaide nasce nel 1855 e muore nel 1929.
Quando Boldini entra in casa dell’amico è ancora giovinetta: il pittore inizia a ritrarla da bambina e continua a eseguire suoi ritratti anche da adulta.
Fra Boldini e la fanciulla, infatti, si sviluppa nel tempo un amore forte, tanto che il pittore chiederà alla madre della ragazza la sua mano ma, in seguito, non si farà nulla.
Procediamo con ordine.
Dicevo Boldini viene introdotto da Banti nella sua casa e subito il pittore esegue i ritratti di Alaide convalescente, in cui vediamo una giovane piccola Alaide ritratta con i capelli corti, probabilmente in quanto reduce dal tifo, appoggiata svogliatamente su un tavolino, intenta a guardare qualcosa che tiene fra le mani, oppure a leggere un piccolo libricino.

Alaide è ritratta in un momento particolare della sua infanzia: sembra che fosse reduce dal tifo, come indicherebbero i capelli tagliati corti,
L’opera non è compiuta interamente, e oltre a lasciar intravedere il legno del supporto in larghe zone a sinistra, mostra un’esecuzione un po’ sommaria ovunque ad eccezione del volto, un po’ annoiato ma attento della
piccola.
La pennellata è veloce, sintetica e, anche se la tavoletta non è terminata, Boldini rappresenta l’ambiente elegante del salotto di casa Banti, in un’atmosfera di serena tranquillità.
In Alaide in Abito Bianco l’evoluzione nel genere del ritratto si è pienamente compiuta: Boldini inserisce la figura di Alaide all’interno del salotto di casa, di cui rende tutta l’eleganza dell’arredamento, dal tavolo nero su cui, svogliatamente, si appoggia la ragazza, al divano alle sue spalle fino al dipinto a parete, realizzato con taglio fotografico.

Boldini e il rinnovamento del ritratto
Spetta, infatti, a Boldini il merito di aver rinnovato l’arte del ritratto secondo le nuove ricerche dei Macchiaioli e lo scrive bene Telemaco Signorini quando racconta: i ritratti si sono fin qui fatti con una massima sola, con uno sfondo neutro per non disturbare la testa dell’effigiato ma è un precetto ridicolo e lo spiega bene il signor Boldini con le sue opere che hanno per sfondo l’ambiente in cui l’effigiato è ritratto …
Il ritratto di Leonetto Banti
Concepito in coppia con quello di Alaide, il Ritratto di Leonetto Banti ci rappresenta il ragazzo all’interno del confortevole salotto di casa, un divano sullo sfondo con il solito dipinto appeso alla parete di cui il pittore traccia velocemente anche i segni della tappezzeria.
Leonetto ha interrotto il gioco, la palla è ai suoi piedi e, compiaciuto, si mette in posa per farsi ritrarre.

Dai primi ritratti all’amore per Alaide

Queste prime opere danno il via ad un rapporto che diventa con il tempo sempre più importante tanto che, come accennato, Boldini arriva a chiedere la mano della ragazza alla madre.
Ma quest’ultima, forse per l’innato istinto materno che accomuna le madri, non vede di buon occhio questo matrimonio.
Ricordiamo che dal 1872 Boldini è a Parigi, lontano da Alaide, e circondato da belle donne, inizialmente dalla parigina Berthe a cui fa seguito la procace contessa Isabelle De Rasty, un uomo, quindi, che non stava ad attendere la bella fanciulla che in quegli anni dimorava nelle eleganti case fra Firenze e le ville di Montemurlo e Montorsoli.
Forse Leopolda lo sentiva, ma sembra che ad un certo punto il destino dovesse compiersi: Boldini chiede che Alaide vada a Parigi per vedere la casa dove vive e, nel caso si fosse trovata bene, si poteva procedere con il matrimonio.
Ma quando è destino che una cosa non deve compiersi … non si compie!
Per un disguido, probabilmente un telegramma spedito da Boldini ai Banti che non è mai arrivato a destinazione, con conseguente mancanza di risposta da parte della ragazza, fa si che tutto salti.
Non solo ma si rompe anche l’amicizia con il padre Cristiano Banti, amico da una vita del pittore.
L’amore testimoniato dai ritratti
Ogni volta che Boldini tornava in Toscana dai Banti eseguiva i ritratti dei diversi componenti della famiglia: di Cristiano, Leopolda e, soprattutto di Alaide.
Grazie a queste opere possiamo seguire la trasformazione della giovinetta in una bella e avvenente ragazza.
La giovane è ritratta su una panchina con il fratello Ottavio, vicino al caminetto, sul divano rosso, intenta a suonare il pianoforte: tutte opere in cui traspare l’amore che il pittore prova per la bella ragazza.
Boldini adotta il suo inconfondibile stile pittorico, con un tratto veloce intriso di colore e di luce, in cui riesce a coniugare eleganza e grazia in un tutto armonico.
Penso che le immagini, più delle parole, possono raccontare l’evoluzione di quest’amore testimoniato dalle diverse opere che Boldini dedica ad Alaide.

Viareggio, Società di Belle Arti. Alaide in tutta la sua avvenenza
è ritratta nel giardino della villa di Montorsoli. Alaide è seduta in
una panchina, immersa con il fratello nella luce solare del giardino.
La vita sottile, strizzata nel busto di un leggero abito grigio bordato
di scuro, le mani affusolate su cui indossa un paio di guanti gialli,
si aggiusta i capelli con noncuranza, volgendo altrove i grandi occhi
di gatta.

Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti.

Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti
Doveroso ricordare che anche se alla fine ci fu un nulla di fatto fra i due, è doveroso ricordare che Alaide serba sempre nel cuore la speranza di un ricongiungimento con l’amato.
Lo testimoniano le numerose lettere che la ragazza invia allo stesso, destinate a mantenere in vita una piccola fiamma, di cui oggi ci rimane uno splendido ricordo visivo.
Lo stile dei ritratti di Boldini
Anche nei ritratti di Alaide, Boldini adotta il suo stile peculiare: il volto risulta sempre più definito, rispetto all’abito o all’ambientazione, quest’ultimi resi con pennellate vivaci e vigorose.
Boldini riesce a farci leggere la bellezza, la grazia e la femminilità di Alaide.
Il suo volto è contrassegnato da occhi dolci e profondi, dall’inconfondibile taglio a gatta che le donano un certo fascino particolare riconoscibile fra le centinaia di ritratti eseguiti dall’artista.
Dove vedere i ritratti che Boldini dedica ad Alaide
La maggior parte di queste opere si trova nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti che vi invito a visitare (Per la visita guidata clicca qui)
E’ un percorso emozionante che vi farà rivivere non solo la storia d’amore fra i due ma, soprattutto, comprendere lo sviluppo che ha interessato l’arte toscana dalla fine del Settecento fino agli anni Venti del Novecento.

Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti

Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti
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